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Il Tempo Sospeso

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Riflessioni di un narratore tra la nebbia e la luce


Settant’anni e due mesi fa, qualcuno mi ha donato il respiro. Solo oggi, in questo ottobre che indugia sulla soglia, comprendo davvero cosa significhi invecchiare. Non è un concetto, non è una cifra sul calendario. È il deambulatore che accompagna i miei passi, fedele come un bastone da pellegrino. È la cataratta che vela il mondo come un acquarello lasciato sotto la pioggia, dove i contorni si dissolvono e i volti delle persone amate diventano ombre sfocate, presenze più che figure.

Ma il dolore più acuto, quello che mi toglie il fiato come un pugno silenzioso, è lo schermo del computer che si nega ai miei occhi. Quei caratteri che furono per tutta una vita compagni fedeli, ora danzano via come lucciole nel crepuscolo, irraggiungibili. Le immagini si negano, le parole mi sfuggono. E io, che ho vissuto per lavorare, che ho messo corpo e anima in ogni riga scritta, mi ritrovo con le mani vuote davanti alla tastiera.

La Parabola del Seminatore Cieco

C’era una volta un vecchio contadino che aveva seminato per tutta la vita. Conosceva ogni zolla della sua terra, ogni piega del terreno. Poi, un giorno, la vista cominciò a tradirlo. I semi gli scivolavano tra le dita senza che potesse vederli cadere nel solco. Gli dissero: “Smetti di seminare, non puoi più farlo.”

Ma il vecchio contadino rispose: “I miei occhi non vedono più i semi, è vero. Ma le mie mani conoscono il gesto, il mio cuore conosce la terra, e la primavera arriverà comunque. Seminerò finché avrò mani per farlo.”

E così fece. E quando la primavera venne, i germogli spuntarono ugualmente, forse non in linee perfette, forse non dove li aveva immaginati, ma la vita trovò la sua strada.

AboutMagazine: Il Mio Campo di Parole

Ogni cinque del mese, per questi ultimi tempi benedetti, ho seminato parole. Il mio blog “AboutMagazine” è diventato il mio giardino: articoli sul quotidiano, sulla salute, ricette che profumano di memoria, racconti e fiabe che nascono dove la realtà sfiora il sogno. Ogni pubblicazione era un atto d’amore, un ponte lanciato verso chi legge, verso chi cerca conforto nelle parole di un altro.

Ora ottobre è qui, e la mia rivista tace. Non per scelta, ma per necessità. I caratteri mi tradiscono, lo schermo è un deserto di luce indistinta. Il 15 ottobre mi attende una data segnata nel calendario come una promessa: l’intervento. Una soglia da attraversare, un passaggio obbligato verso – spero, prego, confido – una nuova possibilità di vedere.

Sette Fiabe in Attesa

Nel mio cassetto digitale dormono sette fiabe. Sette storie complete, nate dalla penna e dal cuore, ma ancora grezze, non riviste, non lucide. Aspettano che i miei occhi tornino a riconoscere le loro parole, a modellare le frasi, a dare loro quella perfezione che meritano prima di incontrare il mondo.

Sette fiabe come sette semi, come sette promesse non ancora mantenute.

La Domanda che Brucia

Potrò ancora farlo? Potrò tornare a scrivere, a pubblicare, a seminare parole fino alla fine dei miei giorni? Questa è la domanda che mi attraversa come un brivido nelle notti insonni. Non ho risposte, solo speranza. Solo la memoria delle mie mani sulla tastiera, solo l’eco delle storie che hanno ancora bisogno di essere raccontate.

Sono stato uno stacanovista della vita, un amante instancabile del lavoro che non è mai stato fatica ma vocazione. Non so vivere senza creare. Non so respirare senza dare forma alle parole che mi abitano.

Se Dio Vuole

Questa espressione antica, così densa di abbandono e di fede, mi accompagna ora. Se Dio vuole, dopo il 15 ottobre tornerò a vedere. Tornerò a distinguere i caratteri, a riconoscere i volti, a completare quelle sette fiabe che aspettano come figlie pazienti. Tornerò a pubblicare AboutMagazine, perché il mondo ha bisogno di storie, e io ho bisogno di raccontarle.

Ma anche se la vista non dovesse tornare del tutto, anche se dovessi imparare nuovi modi, anche se la strada sarà più tortuosa, continuerò. Come il seminatore cieco, continuerò a gettare semi, perché la vita non si misura nella perfezione della vista, ma nella caparbietà del cuore.


Ottobre 2024
Un narratore sulla soglia

Post scriptum: Questo non è un addio, è una pausa. È il silenzio necessario prima che la parola ritrovi la sua voce. Ci vediamo dall’altra parte della nebbia, lettori miei. Le storie aspettano, e io con loro.

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