Il Pranzo di Natale Silenzioso
La casa della nonna Rosa profumava di arrosto e cannella, quel profumo che esisteva solo a Natale e che riportava tutti indietro nel tempo, almeno per un istante. Le luci dell’albero lampeggiavano nell’angolo del soggiorno, riflettendosi sulle palline di vetro che pendevano dai rami come piccole lune colorate.
Marco fu il primo ad arrivare, con sua moglie Silvia e i due figli adolescenti, Tommaso e Chiara. Poi arrivò Laura, la figlia minore, con il fidanzato Andrea che sorrideva nervoso per il primo Natale con la famiglia della ragazza. Infine zio Pietro, il fratello di Rosa, con la sua giacca a quadri e l’immancabile profumo di dopobarba troppo forte.
“Nonna!” gridò Chiara abbracciandola, prima di sparire subito in salotto.
Gli abbracci furono calorosi ma frettolosi, come sempre. “Ciao, ciao”, “Come stai?”, “Che freddo fuori”. Le solite frasi, dette più per abitudine che per interesse. Uno a uno si sistemarono intorno al grande tavolo di noce che Rosa aveva apparecchiato con la tovaglia ricamata, quella che era stata di sua madre.
E uno a uno, come per un tacito accordo, i telefoni uscirono dalle tasche.
Prima Tommaso, che lo mise accanto al piatto quasi senza pensarci. Poi Chiara, Laura, Andrea. Marco lo appoggiò vicino al bicchiere, “solo per controllare”, disse a nessuno in particolare. Anche zio Pietro lo tirò fuori, sistemandolo con cura accanto alla forchetta.
Rosa osservò in silenzio dalla cucina, asciugandosi le mani sul grembiule. Sospirò, poi portò in tavola le lasagne fumanti.
“Ho fatto le tue preferite, Marco,” disse servendo una porzione generosa al figlio.